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14 Ottobre 2026 · Attualità

Voi al lavoro dalle cinque, la Camera semivuota alle nove: ai politici serve il cartellino?

Premessa doverosa. Con questo articolo non voglio cavalcare il cosi detto “populismo” o fomentare il sentimento (purtroppo) diffuso in Italia di anti-politica. Anzi, proprio perchè amo la politica e ciò che significa o dovrebbe significare, il mio vuole essere un invito a tutti gli schieramenti a svegliarsi. Se si continua su questa strada, le urne saranno sempre più deserte.

Alle 9.10 di martedì il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha preso la parola alla Camera per presentare il Documento programmatico di finanza pubblica e la relazione sullo scostamento di bilancio. In Aula c’erano sei deputati della maggioranza e circa il doppio dell’opposizione.

Giorgetti ha salutato con ironia i «molti parlamentari presenti» e poi si è lamentato delle assenze. Più tardi, quando è arrivato il momento di votare, i numeri necessari sono stati trovati.

La scena fa discutere perché riguarda una domanda che conosciamo bene anche fuori da Montecitorio: conta esserci durante il lavoro o basta arrivare quando bisogna prendere una decisione?

Penso a chi alle cinque del mattino è già in macchina, in reparto, in un cantiere o dietro un bancone. A chi timbra, certo, ma poi deve restare al proprio posto e fare il lavoro per cui è stato assunto. Se manca a una riunione importante, qualcuno se ne accorge. Se si presenta soltanto al momento della firma o del voto, difficilmente passa inosservato.

Per i parlamentari il lavoro è diverso e non si misura soltanto contando quante sedie sono occupate in Aula. Ci sono commissioni, incontri, attività sul territorio. Però quella mattina si discuteva di conti pubblici, energia e difesa: questioni che toccano il Paese e sulle quali il Parlamento era chiamato a esprimersi. La Camera aveva fissato la discussione alle 9, con le votazioni previste non prima delle 12.30.

Per me il punto non è chiedere un cartellino da timbrare a ogni ingresso. È capire che cosa significhi rappresentare i cittadini anche nei momenti in cui non ci sono telecamere puntate e non si sta votando.

La presenza durante una discussione serve ad ascoltare, confrontarsi, chiedere conto delle scelte. Se si arriva soltanto quando bisogna premere un pulsante, il rischio è che il dibattito diventi una formalità.

Eppure, quando si parla di assenze, la polemica rischia di fermarsi alla fotografia dell’Aula vuota. Io vorrei sapere anche quali deputati erano impegnati altrove per ragioni di lavoro parlamentare e quali, invece, non c’erano senza una motivazione. Un dato chiaro aiuterebbe a discutere senza fare di tutta l’erba un fascio.

La responsabilità pubblica comincia anche dal rendere comprensibile ai cittadini come si passa la giornata di lavoro.

Il mio giudizio, però, è netto: su temi così importanti mi aspetto di vedere i parlamentari in Aula durante il confronto, non soltanto al momento del voto. E se in un’azienda qualcuno si presentasse solo quando c’è da mettere una firma, probabilmente il capo gli chiederebbe dov’era prima.

Il cartellino ai politici serve? Forse non basta un timbro per misurare il lavoro di un eletto. Ma la presenza, la partecipazione e le assenze dovrebbero essere visibili e spiegate.

Voi cosa ne pensate: nel vostro lavoro si può arrivare solo quando conta davvero, o bisogna esserci anche durante la discussione?

Max Poli

Le immagini illustrative di questo articolo sono generate con l’IA. Non si tratta di fotografie dei fatti descritti.

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