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9 Ottobre 2026 · Attualità

Rosatellum addio, arriva lo Stabilicum: una rivoluzione? Non proprio

La nuova legge elettorale è stata approvata. E già si parla di “legge truffa”, di ricorsi e di rischio per la democrazia. Capisco che una riforma del sistema di voto faccia discutere. Ma, leggendo cosa cambia davvero, non vedo uno stravolgimento: vedo un sistema diverso, con alcuni punti che a mio avviso migliorano il Rosatellum.

Partiamo dai fatti. La Camera ha dato il via libera definitivo alla riforma l’8 ottobre, con 227 voti favorevoli e 164 contrari. La nuova legge, chiamata Stabilicum dalla maggioranza e Melonellum dalle opposizioni, sostituisce il Rosatellum. Il sistema passa da una formula mista a una proporzionale corretta da un premio di maggioranza.

La differenza più concreta per chi vota riguarda la scelta dei parlamentari. Con il Rosatellum circa un terzo dei seggi viene assegnato nei collegi uninominali: in ogni collegio vince il candidato che prende più voti. Con lo Stabilicum quei collegi scompaiono. Tornano le preferenze: si potranno indicare fino a tre nomi, rispettando l’alternanza di genere. Resta però un capolista bloccato, scelto dal partito. Quindi l’elettore avrà più voce nella scelta di alcuni eletti, ma non potrà scegliere tutti i candidati.

Cambia anche il modo in cui i partiti presentano la loro proposta di governo. Liste e coalizioni dovranno indicare prima del voto il nome della persona che intendono proporre come presidente del Consiglio e depositare il programma.

Attenzione: non si vota direttamente il premier. La nomina resta una prerogativa del presidente della Repubblica, come prevede la Costituzione.

L’elettore saprà però chi la coalizione vuole proporre.

Il punto più discusso è il premio di maggioranza: 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, per la coalizione che arriva almeno al 42%. Se nessuna coalizione raggiunge quella soglia in entrambe le Camere, il premio non scatta e i seggi vengono distribuiti con il proporzionale. Sono previsti anche limiti al numero massimo di parlamentari assegnabili alla maggioranza.

Su questo punto la mia opinione è chiara: il premio può essere utile. I sondaggi non sono un risultato elettorale e le coalizioni possono cambiare da una rilevazione all’altra, ma mostrano quanto contino gli accordi tra partiti. Se il voto producesse maggioranze incerte, il Paese rischierebbe settimane di trattative e governi fragili. Un premio legato a una soglia precisa può aiutare a dare più stabilità a chi ha raccolto un consenso ampio. Non garantisce da solo un buon governo, ma può rendere più chiaro chi ha la responsabilità di governare.

Le soglie di sbarramento restano quelle del Rosatellum: 3% per le liste e 10% per le coalizioni, con un meccanismo che può consentire alla lista più votata della coalizione di entrare anche se resta sotto il 3%.

Tra le novità c’è anche il voto fuori sede per chi studia o lavora lontano dal Comune di residenza, con regole e requisiti da rispettare. È una misura concreta: votare non dovrebbe diventare una trasferta obbligatoria per chi vive lontano da casa.

Le opposizioni definiscono la riforma una “legge truffa” e hanno annunciato l’intenzione di contestarla davanti alla Corte Costituzionale. È una critica politica legittima; la compatibilità con la Costituzione, invece, spetterà ai giudici valutarla se e quando arriverà un ricorso. La legge, intanto, è stata approvata definitivamente.

Si può discutere del premio, dei capilista bloccati e delle garanzie per la rappresentanza. Si può anche chiedere che le preferenze restituiscano davvero agli elettori una parte della scelta. Ma raccontare lo Stabilicum come se avesse cancellato il voto o consegnato il governo a chiunque, qualunque sia il risultato, mi sembra esagerato e fuorviante.

Per come la vedo io, questa legge non ha sconvolto il mondo. Rispetto al Rosatellum introduce più possibilità di scelta, indica prima del voto chi una coalizione vuole proporre per guidare il governo e prova a rendere più stabile la maggioranza, senza cambiare le soglie di sbarramento. Non sarà perfetta, (avrei preferito per esempio le preferenze pure) e vedremo come reggerà alla prova delle urne.

Ma, così com’è, mi pare davvero fuori luogo definirla “legge truffa”.

Max Poli

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