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6 Ottobre 2026 · Attualità

FIGC commissariata, Malagò commissario: siamo su scherzi a parte?

Giovanni Malagò è stato nominato commissario della FIGC con il voto unanime del CONI. In pratica commissaria se stesso. Dovrà accompagnare la Federazione verso nuove elezioni, annunciate per il 14 dicembre.

Ma resta una domanda: come si può chiedere il rispetto delle regole quando proprio ai vertici quelle regole sono finite al centro di una contestazione?
Il calcio italiano doveva ripartire. Dopo l’ennesima delusione, dopo le promesse di cambiamento e le parole sulla necessità di voltare pagina, ci si aspettava un segnale chiaro. Invece, guardando a quello che è successo alla FIGC, la sensazione è che si sia ripartiti da una contraddizione. Peggio ancora, da quello che sui social viene chiamato “epic fail”.

Il CONI ha nominato Giovanni Malagò commissario della Federcalcio, prima con il voto di tutta la Giunta e poi con quello del Consiglio Nazionale, su indicazione del presidente Luciano Buonfiglio. Il compito è accompagnare la Federazione verso nuove elezioni, fissate a metà dicembre. Fin qui, la procedura.

Ma il punto che mi lascia perplesso è un altro: Malagò era stato eletto presidente della FIGC a giugno, e proprio sulla regolarità della sua candidatura è nata la contestazione. Al centro della vicenda c’è il requisito del tesseramento, la cui applicazione ha sollevato dubbi e richiesto verifiche.

Non spetta a me trasformare quei dubbi in una sentenza. Ma se una questione sulle regole arriva a mettere in discussione un’elezione, allora una spiegazione limpida è il minimo che ci si possa aspettare. E qui arriva la domanda: come si può chiedere a società, calciatori e tifosi di rispettare le regole, se ai vertici del calcio le regole diventano materia di interpretazione e scontro?

Il commissariamento può servire a uscire dall’impasse. Ma la nomina di Malagò, lo stesso dirigente la cui elezione ha dato origine alla contestazione, rischia di lasciare un’impressione difficile da cancellare: il sistema si ferma, si riorganizza e poi affida la ripartenza a uno dei protagonisti della vicenda.
Non dico che una persona non possa essere la scelta giusta. Dico che, in un momento così delicato, la credibilità conta quanto la procedura.

E la credibilità si costruisce spiegando con chiarezza perché si è arrivati fin qui, quali regole si applicano e come si evita che il problema si ripresenti alle prossime elezioni.
Il calcio italiano non ha bisogno di un’altra promessa di rinascita. Ha bisogno di regole comprensibili e uguali per tutti, e di dirigenti che le rispettino senza lasciare ombre.

Perché la ripartenza, stavolta, doveva essere grande. Per ora, la partita più importante è ancora quella della fiducia.

Max Poli

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Secondo te, gli attuali vertici del calcio italiano sono ancora credibili dopo la vicenda che ha portato al commissariamento della FIGC?

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